STOP ai grassi idrogenati

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Dopo anni di polemiche la Food and Drug Administration è decisa a promuove una proposta di legge anche se ci sono voluti 30 anni di dibattiti, dubbi e polemiche.

Ciò che si sta cercando di fare è bandire definitivamente tutti i grassi trans usati nella preparazione di cibi industriali, presenti ancora in molti preparati come pizze surgelate, pop corn da microonde, torte o patatine preconfezionate e molto altro ancora.

Questa proposta, secondo le stime, potrebbe evitare circa 20mila infarti l’anno e 7mila morti per problemi di cuore.

Barry Popkin, epidemiologo nutrizionista all’Università Chapell Hill del North Carolina, la definisce “la schiacciata definitiva” della FDA, ma è prima di tutto una significativa vittoria politica contro l’industria dello junk food (cibo spazzatura).

Anche il professore del dipartimento di nutrizione, studi di cibo e salute pubblica all’Università di New York, Marion Nestle vede molto di buon occhio questa decisione. La Food and Drug Administration ha anche recentemente annunciato la modifica dell’etichettatura per tutti gli analgesici oppiacei a rilascio prolungato destinati al trattamento del dolore, confermando la propria volontà di arginare la crescente dipendenza da farmaci antidolorifici.

Il cuore della legge promossa dalla Food and Drug Administration di cui voglio parlare oggi prevede che i grassi idrogenati, all’origine dei grassi trans, non siano più riconosciuti come sicuri dalla legge, contrastando così definitivamente quella letteratura scientifica che vuole dimostrare il contrario. I trans-artificiali sono infatti “scorie” che scaturiscono dal processo di idrogenazione industriale degli oli, che viene a sua volta messo in atto al fine di ricavare alimenti a lunghissima scadenza conservandone il gusto. Si tratta di molecole lipidiche nocive naturalmente presenti in alcuni cibi (soprattutto latte, derivati ed alcune carni), ma in concentrazioni assolutamente ridotte rispetto a quelle dei prodotti industriali. Questa tipologia di grassi, che si è diffusa negli anni ottanta, risulterebbe la causa dell’abbassamento, tra l’altro, del colesterolo buono a cui corrisponderebbe un innalzamento di quello cattivo. Questi grassi sono molto più economici rispetto a quelli saturi e qui sta la chiave e la spiegazione del loro utilizzo. Va ricordato comunque che i grassi saturi, diversamente da quelli insaturi e polinsaturi, sono anch’essi ormai riconosciuti come un potente fattore di rischio per la salute cardiovascolare.

Già nel 2003 la FDA aveva reso obbligatoria la loro esplicita citazione nelle etichette, inducendo molte amministrazioni, come New York, la California, Cleveland e Philadelphia, a scoraggiarne l’utilizzo da parte di ristoranti e mense scolastiche e lo stesso Mc Donald’s li ha eliminati ben sette anni fa, mentre altri brand li hanno ridotti al minimo. Tanto che il consumo di questi oli si è molto ridotto negli ultimi anni, passando da circa 4,6 grammi a 1 grammo di consumo medio quotidiano da parte degli americani. E un report del Center for Deasease Control and Prevention ha riscontrato una diminuzione del 58% della concentrazione di grassi trans artificiali nel sangue della popolazione americana dal 2000 al 2009. Per incredibile che possa essere, c’è anche chi si chiede, come Usatoday, se sia poi davvero auspicabile un’intrusione così profonda in scelte, seppur sbagliate, così personali, come lo è il decidere cosa mangiare e cosa bere.

Personalmente credo che sia opportuno, necessario e civile informare le persone dei rischi che andranno a correre se faranno questa o quella scelta (un pò com’è per il fumo), ma che sia assolutamente criminale nascondere la verità, soprattutto se lo si fà per scopi prettamente commerciali e di fatturato.

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